domenica 31 maggio 2020

Buona Festa di Pentecoste

A tutti i lettori auguro la pienezza dei doni dello Spirito Santo.
In un periodo tanto difficile per tutti abbiamo bisogno di forza, di perseveranza, di consolazione. 
Prego per ognuno di voi e per me prima di tutto, affinchè lo Spirito ci conceda i suoi sette doni e possiamo affrontare la vita con coraggio, nonostante tutte le difficoltà che quest'anno sembrano insopportabili.
Grazie a tutti coloro che mi vogliono bene, nonostante tutto.
Grazie a chi mi legge e mi sostiene moralmente, spiritualmente ed anche materialmente.
Sentitevi davvero importanti in questa fase della mia vita in cui tutto è un po' nuovo ed un po' incerto.
Sappiate che vi apprezzo molto e vi ringrazio.

Fr Beppe



sabato 30 maggio 2020

Certo gli abbiamo salvato la vita

Nicholas arriva da molto lontano, da un’altra contea.
Sono sette giorni che non va di corpo; ha la faccia incavata e gli occhi fuori dalle orbite.
Accusa un dolore addominale così intenso che non riesce a camminare eretto, ma deve curvarsi in avanti.
L’addome è molto disteso.
Gli metto una mano sulla pancia, e la sento dura come una pietra.
Era ieri, verso le 11 di mattina, quando arrivava a Matiri.
Nonostante il grande congestionamento di questa settimana, stranamente molto e ricca di casi gravissimi, alle 11.45 avevamo già un emocromo che dimostrava un elevatissimo numero di globuli bianchi.
Entro mezzogiorno avevo già fatto anche l’eco: le anse intestinali erano dilatate e la peristalsi era assente. In addome c’era una quantità notevolissima di liquido dall’apparenza ecografica piuttosto corpuscolata.
“E’ certamente un addome acuto, e, considerando il sesso maschile e l’età giovane-adulta, ci scommetto che è un’ulcera perforata”.
Il poveretto aveva vagato per giorni da un dispensario all’altro, e questo certamente ha causato un notevole peggioramento delle condizioni generali, ma alle 14 eravamo già in sala.

venerdì 29 maggio 2020

Diversificazione delle richieste chirurgiche

Anche se in questo 10 mesi a Matiri chi ha fatto la parte del leone in sala sono state le fratture e gli interventi ortopedici, non sono mai mancati interventi di chirurgia generale.
Dopo la grande sorpresa di ieri, anche oggi abbiamo dovuto sospendere la lista operatoria per una peritonite acuta purulenta che ci ha rischiesto molto impegno per buona parte della serata.
Gli interventi ginecologici aumentano (soprattutto isterectomie e miomectomie)
L'altra cosa molto positiva è rappresentata dalla lenta ma continua crescita della maternità. Molti parti, qualche complicazione come un caso di eclampsia a 23 settimane questa sera, ed un numero di cesarei in crescita sia di giorno che di notte.
Abbiamo in reparto anche ernie inguinali ed idroceli.
Le prostatectomie sono costantemente presenti in reparto. Quando ne dimetto una, ne opero un'altra.
Oggi sono molto stanco, ma onestamente sono anche molto contento perchè questa settimana in sala operatoria è stata davvero dura, con orari massacranti...ma abbiamo operato e dimesso molte persone.

giovedì 28 maggio 2020

Diagnosi sbagliata

Sono quasi le quattro di oggi pomeriggio e sono provato, dal momento che opero da stamane alle 8 e senza soluzione di continuità per il pranzo, che ormai è un boccone in piedi in sala operatoria, mentre mi preparano il prossimo paziente.
Ma si tratta di una grossa cisti ovarica, secondo l'ecografia fatta altrove, e quindi sono rilassato.
Di solito ci metto mezz'ora o poco più per tale intervento.
La massa palpabile raggiunge però l'ombelico, e quindi chiedo a Peter di farmi una spinale alta. Scelgo poi il taglio verticale...e solo più tardi mi rendo conto che è stata una grande fortuna.
Apro in fretta, come per un cesareo, ma a questo punto scopro la sorpresa.
Non si tratta di ovaio ma di una enorme massa mesenterica (un GIST?). 75 cm di tenue vi sono attaccati, ma fortunatamente la massa è mobile e non vedo segni di metastasi.
Sia per Peter che per me si tratta di cambiare rapidamente i piani: lui deve "generalizzare" la paziente (cioè farla dormire), ed io mi devo preparare per una resezione intestinale con anastomosi.
Resettiamo quindi la mente, passando in pochi secondi dalla ginecologia alla chirurgia generale.
Rimaniamo calmi e lavoriamo bene.
Togliamo la massa, l'omento ed l'unico linfonodo peritoneale che abbiamo notato. Poi anastomizziamo l'intestino, laviamo il periotoneo e richiudiamo.

mercoledì 27 maggio 2020

Morsi di serpente (continuazione)

A volte il malato viene in ospedale portando con se’ l’animale morto, e questo in qualche modo ci facilita la diagnosi. 
Spesso pero’ dice di non aver visto il rettile. La diagnosi e’ quindi di sospetto, soprattutto analizzando il sito del morso con una lente di ingrandimento. 
Normalmente la distanza tra i due aculei ed il modo con cui essi sono entrati nei tessuti possono aiutare nella diagnosi.
Sovente e’ anche molto difficile analizzare il sito di inoculazione, perche’ i pazienti hanno gia’ applicato la “pietra nera” (black stone), prima di venire all’ospedale. Tutti qui hanno questo importante salvavita a casa. 
E’ uno dei rimedi piu’ conosciuti dalla medicina tradizionale, che io comunque cerco di rispettare: infatti se tutti la usano, non solo in Kenya, ma anche in altri Paesi africani, vuol dire che ci deve essere qualche base scientifica al suo funzionamento. 
Ho cercato di capire di cosa si tratta, ma e’ molto difficile cogliere la verita’, perche’ spesso i guaritori tradizionali sono gelosi dei loro segreti. 
La pietra nera viene applicata direttamente alla zona del morso; viene tenuta schiacciata per alcuni istanti finche’ prende adesione autonomamente. 

martedì 26 maggio 2020

Serpenti

Il Tharaka è famoso per avere molti serpenti.
La maggior parte dei nostri interventi per morso di serpente sono legate al morso o allo sputo del cobra.
Il cobra è di gran lunga il serpente che ho incontrato di più nella mia breve pratica clinica a Matiri, mentre a Chaaria il serpente più frequentemente coinvolto nei miei interventi clinici era il mamba nero.
Le linee guida del trattamento sono le stesse che già applicavo a Chaaria, e come allora, anche ora mi ritrovo a dover usare un siero multivalente di cui dubito l'utilità, mentre ne temo gli effetti collaterali.
Il serpente nella foto era nella nostra farmacia ieri notte.
Ora vi abbraccio e vi ringrazio per il continuo supporto e corro insala per un cesareo urgente.

Fr Beppe

lunedì 25 maggio 2020

Chirurgia ortopedica di alto livello

Oggi abbiamo avuto la fortuna di avere il chirurgo ortopedico Dr Oluoch di Embu con noi in sala operatoria. Abbiamo operato casi davvero difficili, per lo piu' legati a vecchie fratture esposte e mai trattate adeguatamente.
Il caso piu' difficile oggi e' stato quello di una vecchia frattura esposta di femore distale e tibia prossimale con osteomielite datante dal 2018.
Purtroppo al paziente abbiamo proposto una fusione del ginocchio, ed in futuro camminera' con una gamba rigida, ma, se siamo fortunati, gli abbiamo salvato la gamba.
Gli altri casi sono state fratture di femore che i chiodi di Sign ci han permesso di sistemare senza problemi.
Poi stasera dalle venti in avanti abbiamo ricevuto gia' quattro fratturati da uno stesso incidente stradale...quasi a ricordarci che il nostro lavoro in traumatologia e' ancora molto significativo.

PS: ovviamente nella foto ho uno sgabello sotto i piedi e non sono cosi' alto come sembro.

Fr Beppe


domenica 24 maggio 2020

La fine del Ramadan

Anche se in tono minore e con celebrazioni solo a casa a motivo del coronavirus, oggi e domani anche in Kenya celebriamo la festa di EID, la fine del Ramadan.

A tutti i miei amici e pazienti di fede islamica auguro una buona festa, sempre con grande ammirazione e rispetto per la loro grande fede in Dio, per la loro fedelta' alla preghiera e per la loro capacita' di professare la loro fede in pubblico.

Grazie a tutti gli amici musulmani per il grande esempio che mi danno.

Fr Beppe


sabato 23 maggio 2020

Sempre a grappolo

Non so se capita anche in altri ospedali, ma da noi sembra che le complicazioni capitino sovente tutte insieme, in una specie di grappolo.
Se ricevi un paziente con perforazione intestinale, aspettane due o tre altri nei giorni seguenti...e poi magari la condizione rimane silente per mesi.
Lo stesso dicasi per esempio delle perforazioni di ulcere gastriche o duodenali. Ne puoi avere anche due in una giornata, e poi per mesi non ne operi più.
Le gravidanze extra-uterine lo stesso: magari due nello stesso giorno, e poi mesi senza vederne un’altra.
Anche nella traumatologia è così: per esempio la settimana scorsa abbiamo fatto ben 4 endoprotesi di anca per frattura collo femore nell’anziano. Sono quasi certo che ora per un po’ non ne avremo più.
Vai a capire come mai succede questo!

Fr Beppe


venerdì 22 maggio 2020

Terapie palliative per tumore

A volte abbiamo la tentazione di pensare che i pazienti terminali siano un po’ una zavorra e che tanto per loro non si possa fare più niente. Inconsapevolmente li si lascia un po’ da parte o addirittura li si evita perchè non si ha voglia di mostrare loro la nostra impotenza.
Eppure le terapie palliative sono a volte di importanza centrale: può essere anche solo l’analgesia che permette ad un malato di non soffrire troppo prima dell’ultimo passaggio; importantissima è anche l’idratazione endovena, soprattutto per coloro che non hanno più la forza di bere; e che dire di quelle procedure che possono permettere ad un malato che sta morendo di fame di alimentarsi nuovamente? 
Penso per esempio al nostro intervento di gastrostomia per carcinoma dell’esofago: con tale procedura noi permettiamo alle persone di non sentire i crampi della fame in tutti quei mesi di lunga agonia in cui aspettano la morte per un carcinoma dell’esofago inoperabile.
Ci sono situazioni in cui un tumore avanzato dello stomaco impedisce al malato di mangiare, ed una anastomosi gastrodigiunale può comunque permettergli alcuni mesi di vita con una alimentazione accettabile; altre volte può essere un tumore inoperabile del colon che ucciderebbe la persona in pochi giorni con una occlusione intestinale: in questo caso un intervento palliativo con una colonstomia può portare mesi di sopravvivenza. 
E che dire di una persona che morirebbe di insufficienza renale cronica da ostruzione delle vie urinarie da carcinoma della prostata: se non si può operare perchè il tumore è avanzato, almeno si inserisce un catetere sovrapubico e si allevia anche il dolore, oltre che proteggere i reni per il tempo che ancora il paziente ha davanti.

giovedì 21 maggio 2020

Le carezze di Dio e la generosità dei poveri

Oggi ho ricevuto una donazione inaspettata e per questo ancor piu' commovente.
E' una donazione che arriva del Kenya, da parte di una persona che Padre Orazio Mazzucchi ha aiutato in gioventu', e che l'Associazione Avi Montebelluna ha sponsorizzato in passato per permettergli di iniziare un piccolo business.
Ora la persona e' relativamente stabile dal punto di vista economico e sente il desiderio di restituire a Dio qualcosa per quanto la vita gli ha dato.
Su indicazione di AVI, il benefattore ha deciso di aiutare l'ospedale di Matiri con una cifra di circa 100 dollari. 
Per gli standard locali e' una generosissima donazione che accogliamo con le lacrime agli occhi e con l'impegno di usare questi soldi solo per chi e' nel bisogno.
L'anonimo benefattore mi ha detto di essere onorato di far parte in qualche modo del nostro progetto di servizio.
Ringrazio Dio per la sua Provvidenza sempre puntuale ed ogni volta fantasiosa. Rendo grazie e prego per questo generoso benefattore che oggi ha saputo commuovermi con la sua generosita'.

Fr Beppe

martedì 19 maggio 2020

L'Associazione Aiutando nel mondo

Esprimiamo la nostra infinita riconoscenza alla nostra associazione per essere riuscita a raccogliere una cifra davvero notevolissima in un periodo estremamente difficile in Italia.
La raccolta fondi per il lettino chirurgico della nostra sala operatoria era iniziata prima dello scoppio della pandemia in Italia, ma la cosa commovente e' che, goccia dopo goccia, la raccolta e' continuata anche nei momenti piu' bui per l'Italia.
Il lettino chirurgico elettrico e' arrivato prima che ce lo potessimo aspettare, venendo incontro ad un bisogno davvero centrale, visto che il precedente non aveva piu' neppure i freni e stava perdendo le ruote.
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno donato. Sono state importanti le sporadiche sostanziose donazioni, ma sono state commoventi ed utilissime anche quelle di pochi euro. Tutti insieme siamo arrivati alla meta ed io vi ringrazio tutti di vero cuore. 
Dico grazie in modo specialissimo a Marialuisa Ferrando, Pietro Rolandi, Sandro Urgesi che si sbattono davvero in modo encomiabile per la raccolta fondi.
Ma poi dico grazie a tutti coloro che donano con generosita'.
Lo sapete che io non mi risparmio e che lavoro sempre anche a nome vostro per aiutare i poveri e quelli che hanno bisogno.

lunedì 18 maggio 2020

Scampata bella

A Matiri fa sempre molto caldo ed un bagno nel fiume è una tentazione irresistibile per i bambini. Non è che non lo sappiano che ci sono pericoli, ma, come tutti, essi pensano che certamente a loro non succederà niente.
Ecco quindi che li vedi sguazzare sia nel torrente Mutonga a pochi passi dall’ospedale e sia anche nel più maestoso fiume Tana.
Schiamazzano fortissimo e forse così pensano di spaventare i nemici che popolano i nostri fiumi.
Ma il pericolo è sempre in agguato, e con le piogge e le acque alte, risale dalla foce ed arriva anche a Matiri.
Si mimetizza nell’acqua color terra.
Si nasconde nel fango e si finge un tronco portato dalla corrente.
Ma poi, al momento giusto, apre la bocca, azzanna, nuota velocissimo, sbatte la coda sull’acqua e corre ad una velocità invidiabile anche sulla terraferma.
Non lo sa neppure lui, il piccolo John di appena 5 anni, come ha fatto a scamparla.
Stava sguazzando nell’acqua melmosa, quando il coccodrillo è apparso all’improvviso.
La bestia è riuscita a raggiungerlo solo sul gomito e lo ha azzannato sì, ma per fortuna quello che le è rimasto tra i denti era soprattutto pelle.
John è riuscito a scappare piangendo e sanguinando, seguito da tutti gli amichetti impauriti.
Non sa neppure lui come ha fatto.

domenica 17 maggio 2020

Doni

Il mio cuore è pieno di riconoscenza a Dio per aver ricevuto oggi il pesante pacco contenente molti chiodi e viti di Sign, che mi permetteranno di continuare ad operare ancora tanti pazienti che altrimenti non potrebbero permetterselo.
E' arrivato dagli Stati Uniti al momento opportuno, in quanto stavo davvero finendo le ultime scorte.
Ringrazio di cuore il Dr Zirkle e gli amici di Sign, per la generosa e puntuale donazione.
Sono commosso dal fatto che abbiano provato a inviare il pacco in questo periodo in cui il coronavirus ha reso così difficili anche le spedizioni via cargo.
Un ringraziamento speciale va a Fr Giancarlo che ha accettato di seguire per me online gli spostamenti del pacco e di prendersi cura dello sdoganamento in aeroporto. Anche grazie a Giancarlo abbiamo potuto sdoganare il tutto con una spesa davvero minima.
Sono felice e riconoscente a tutti, anche a nome dei tanti malati che riceveranno gratuitamente il chiodo endomidollare.
Il mio grazie si estende anche a tutti coloro che mi stanno aiutando nella raccolta fondi online per la lotta al coronavirus: oltre ad un buon numero di camici protettivi, occhiali e visors per la protezione della faccia dalle goccioline portatrici del virus, oggi ho potuto acquistare anche 12 endoprotesi di anca che userò per i poveri che non possono permettersi di pagarle (pure qui il prezzo di tali infissi è alto, di circa 200 euro l'uno, ed è quindi un costo irraggiungibile per molti).

sabato 16 maggio 2020

Campagna #GoGetFunding

E' stata avviata una campagna #GoGetFunding per supportare Fr. Beppe Gaido nell'emergenza COVID-19 che ora colpisce le aree più povere e mal servite del mondo, come Matiri.

Il #crowdfunding è accessibile cliccando qui.

Le donazioni possono essere effettuate con PayPal, carta di credito/debito e bonifico bancario. 

La raccolta è in USD ma la conversione viene effettuata automaticamente, indipendentemente dalla valuta utilizzata.

E' possibile condividerla con la propria rete di amici e su qualsiasi social network/media da te utilizzati.

GRAZIE PER IL TUO CONTRIBUTO!

Grazie a #FrBeppeGaido per la sua continua e instancabile opera di aiuto.

Quando il week end diventa pesante

Il passare del tempo qui è un po’ strano, in quanto non ci sono più soluzioni di continuo tra il giorno e la notte, ma soprattutto non ci sono più spazi di recupero nel fine settimana.
Il sabato è diventato un giorno lavorativo a tutti gli effetti, soprattutto per quanto riguarda la sala operatoria, dove cerchiamo di servire tutti gli operandi ancora in attesa e lasciati indietro durante i giorni infrasettimanali: oggi abbiamo operato fino alle 18.
Anche alla domenica mattina c’è sala operatoria, per il motivo suddetto...ormai questa cosa è ordinaria.
Ci si riposa un po’ al pomeriggio della domenica, sempre sperando che la maternità sia tranquilla e che non arrivino emergenze varie.
Stamattina, quando è suonata la sveglia, mi sentivo un automa.
Nel week end siamo sotto staff, e tutto diventa più difficile.
In pratica non sai nemmeno più in che giorno vivi: lunedì, sabato e domenica sono infatti praticamente uguali.
PS: nella foto il pannello solare per l’acqua calda nel nuovo reparto chirurgico che Antony ha installato oggi. 
Grazie alla comunità parrocchiale di Paese, alla famiglia ed agli amici di Silvia Bresolin.

Fr Beppe


venerdì 15 maggio 2020

Maternità

Settimana dura in maternita' con frequenti casi notturni di cesareo o parto complicato.
Ieri notte e' stato molto difficile con due cesarei di fila, uno dei quali molto complicato ed a rischio. Abbiamo infatti avuto una emorragia tremenda alle 2 di mattina. 
E' stato molto difficile riuscire a non fare una isterectomia d'urgenza. 
Fortunatamente avevamo una sacca di sangue in frigo, e questo ha salvato la vita della mamma.
Comunque finora non abbiamo perso nessuno: ne' mamme, ne' bambini...grazie all'aiuto di Dio.
Ieri notte, dopo ore di tensione e di adrenalina alle stelle, prima di tornare a letto per un improbabile riposo, il Dr Prosper mi ha detto: "l'union fait la force".
E, con un tenue ed esausto sorriso, gli ho semplicemente risposto: "c'est vrai, mon ami...toujours".

Fr Beppe


giovedì 14 maggio 2020

La nostra infinita riconoscenza

Anche oggi abbiamo ricevuto una buona quantità di mascherine di protezione grazie alle donazioni online dei nostri benefattori che ci sostengono nella lotta quotidiana contro le malattie in periodo di pandemia.
Sta anche prendendo forma il nostro nuovo reparto chirurgico che ci permetterà di separare i malati medici da quelli chirurgici: dobbiamo alla generosità del gruppo AVI Montebelluna il rifacimento del tetto, ai nostri benefattori della Germania dobbiamo parte dei letti ed il pavimento in piastrelle. Gli amici tedeschi ci hanno anche donato due monitor per i pazienti critici e post-operatori.
I materassi ed i comodini li dobbiamo alla generosità del gruppo di Cagliari, Kariku Africa.
Parte dei letti e dei comodini non ci sono stati ancora consegnati, ma
lo saranno presto grazie alla generosità di altri benefattori che hanno già accettato di aiutarci e che ringrazierò a suo tempo.
Nello stesso nuovo reparto è in corso l'installazione del pannello solare per l'acqua calda che servirà sia i bagni degli uomini che quelli delle donne; si tratta di un sistema solare in grado di scaldare 200 litri alla volta: quest'ultimo dono lo dobbiamo alla generosità dei nostri amici di Paese in Veneto.

mercoledì 13 maggio 2020

African time

Ad un occhio superficiale puo’ sembrare che la concezione del tempo sia universale: e’ infatti composto di secondi, minuti, ore, giorni, ecc, ecc.
Stando in Africa da un certo numero di anni, inizio pero’ a rendermi conto che il concetto di tempo e’ fortemente influenzato da fattori culturali che e’ opportuno conoscere per evitare interpretazioni poco benevole e forse anche razziste del comportamento altrui.
Gia’ in Europa ci rendiamo conto che la visione del tempo e’ molto diversa da Paese a Paese.
Mi e’ capitato spesso che un volontario polacco mi dica: “l’appuntamento e’ alle 8 della Polonia o alle 8 italiane?” ... con questo non parlava certo di fuso orario, ma della nostra interpretazione della puntualita’, che ha ovviamente una accezione diversa rispetto a quella dell’Europa Settentrionale (pensiamo al quarto d’ora accademico che spesso diventa di 25 minuti, e ad altri ritardi considerati normali).
L’interpretazione del tempo ed il giudizio sul comportamento altrui e’ spesso legato anche a sottili forme di razzismo, come gia’ accennato piu’ sopra. Ho sentito Italiani del Nord parlare della “sindrome del parallelo” che inizierebbe a manifestarsi da Napoli verso Sud e che sarebbe quindi molto prominente in Africa a motivo della Latitudine: tale sindrome sarebbe caratterizzata da lentezza, pigrizia e cattivo uso del tempo.

martedì 12 maggio 2020

Solidarietà

Oggi ho la testa pesante in quanto il lavoro è stato molto intenso durante tutta la giornata...ma questo cerchio alla testa deriva da qualcos'altro, e cioè dal fatto che ci sono stati cesari notturni a raffica nelle ultime cinque notti consecutivamente.
E' molto pesante lavorare di giorno e poi essere in sala per uno o due cesarei di notte.
A volte penso che questa è in fondo la vita normale di molte mamme, che, di giorno lavorano, e di notte sono tenute sveglie dai loro piccoli che devono allattare, cambiare ed accudire quando sono malati.
Mi sento solidale con tutte le mamme, quando non ce la faccio a tirarmi su dal letto per l'ennesimo cesareo notturno, o quando di giorno mi trascino perchè sono stato su alla notte per emergenze varie.

Fr Beppe


lunedì 11 maggio 2020

In prima linea - Radio Vaticana - Intervista di Stefano Lesczcynski


Programma "In Prima Linea - vivere con fede al tempo del Coronavirus" di Radio Vaticana Italia.

A partire dal minuto 4'30" del podcast, a questo link.


Quadretto africano

Sono le 21 e piove a dirotto.
In ospedale ricevo una coppia con un bambino grave.
L’età apparente è di circa 5 anni, ed è praticamente in coma.
Dopo una breve visita e gli esami del caso, pongo diagnosi di malaria cerebrale e prescrivo il ricovero.
Decidiamo che è la mamma a stare con il bambino in ospedale e la mandiamo (come di routine) a farsi una doccia e ad indossare la divisa dell’ospedale.
Il papà rimane seduto in corridoio con il bambino in braccio, aspettando che la moglie esca dal bagno.
Procediamo alla parte burocratica per l’apertura della cartella e per il ricovero.
Josphine chiede al papà la domanda più ovvia:
“Come si chiama il bambino?”
Nessuno si aspettava l’espressione smarrita di quell’uomo e la sua risposta:
“Questo qua? Onestamente non ne sono sicuro...aspettata che la mamma esca dai servizi, e chiedilo a lei!”
Josphine lo guarda con espressione indignata e l’uomo si difende:
“Ho tanti figli! Come faccio a ricordarmi il nome di tutti?”

domenica 10 maggio 2020

Casi davvero strani

Intervento di toeletta chirurgica di una ferita infetta della coscia sinistra, molto vicino all’inguine.
Dalla storia clinica sapevamo che il paziente se l'era fatta cadendo da un albero, su cui stava raccogliendo la miraa (la droga leggera che qui usano in tanti, e che molti coltivano e vendono).
Abbiamo pensato che la ferita fosse stata causata da un ramo che avesse lacerato i tessuti, o da una pietra su cui l'uomo avrebbe potuto cadere. L'infezione ci sembrava spiegabile con il fatto che si trattava di una ferita sporca e piena di terra. 
Ci è parso che l’uomo fosse stato molto fortunato in quanto la lesione era davvero in prossimità dell’arteria femorale.
Abbiamo chiesto all’operando quando fosse accaduto l'incidente, e lui ci ha detto che esso risaliva a venti giorni prima: ci è parso strano che la ferita fosse ancora aperta e così piena di pus, nonostante il prolungato uso di antibiotici. 
Mentre cercavamo di ripulire al massimo la lesione, abbiamo però palpato qualcosa di duro in profondità, appena sotto le ossa del pube e praticamente dentro quella che in anatomia chiamiamo la lacuna dei vasi.

sabato 9 maggio 2020

Pensieri sparsi

Credo sinceramente che il centro ispiratore del nostro impegno, il cuore della nostra dedizione siano le persone che noi serviamo ogni giorno: sono i volti disperati dei malati inguaribili, sono i piccoli della pediatria che lottano contro la malaria cerebrale, sono gli occhi disperati delle madri quando il loro figlio non migliora, sono le donne che soffiano e stoicamente sopportano le doglie del parto, sono i pazienti che camminano otto ore per raggiungere l'ospedale.
Della povera gente non potremo mai condividere pienamente l'esclusione e la miseria, perchè noi in fondo siamo dei ricchi e dei privilegiati. in missione abbiamo tutto e non ci manda davvero niente.
Come possiamo allora gettare un ponte tra noi e loro?
Lo possiamo fare con la nostra dedizione totale, con un servizio vissuto fino al sacrificio della nostra vita.
Ecco allora che lo stare "con" chi soffre, la donazione, il nostro lavoro continuo per loro diventano il modo concreto che ci porta vicino alla gente povera con tanto rispetto per la loro sofferenza.
La presenza costante in ospedale al fianco di coloro che soffrono, la condivisione di vita con loro, in qualche modo ci rende loro fratelli e ci aiuta a capirli un po' di più.

venerdì 8 maggio 2020

Non siamo soli

Nonostante il momento di grande crisi attraversato dal mondo intero a causa del COVID 19, continuo a ricevere donazioni molto generose con la raccolta fondi online e con donazioni di varie associazioni.
Oggi abbiamo ricevuto due scatoloni di mascherine chirurgiche da parte dell'Associazione Karibu Africa di Cagliari, e finalmente è anche arrivata una donazione di mascherine lavabili da parte della Associazione Aiutando nel Mondo di Torino.
In questi giorni siamo quindi abbastanza tranquilli con le mascherine, e ringrazio di cuore i generosi benefattori.
Ho anche acquistato una ingente quantità di sapone liquido, di detergenti alcolici per le mani, ed un buon numero di termometri.
Sono anche stato in grado di acquistare indumenti di protezione (camici, grembiuli e scudi facciali per la protezione degli occhi).
Siamo in attesa del pannello per l'acqua calda e dei nuovi materassi per il reparto di isolamento, in avanzata fase di allestimento.
Dovrebbero arrivare nel week end, ed anche di questo diciamo grazie a tutti i generosi benefattori.

giovedì 7 maggio 2020

Il linguaggio dei gesti

Sono arrivati da Marsabit, portandomi la figlia diciottenne.
Nessuno di loro parla Kiswahili, ma solo il Rendille.
La ragazza ha una grossa massa al seno di destra: considerato che ha solo diciotto anni, speriamo che non sia maligna, ma è in effetti così grossa che l'istologico lo faremo per sicurezza.
In qualche modo riusciamo a comunicare con questi genitori: il linguaggio dei gesti è quello che ci aiuta di più.
Decidiamo che la mamma sarà ricoverata insieme alla sua ragazza per aiutarla nel post-operatorio, mentre il papà (che qualche parola di Kiswahili la conosce) dormirà in un albergetto vicino all'ospedale, in caso avessimo bisogno di lui per comunicare con le sue donne.
Prepariamo la ragazza per l'intervento.
E' un peccato doverle chiedere di sacrificare le collane che ha al collo: sappiamo infatti che per una donna Rendille queste collane rappresentano molto, che ogni anno se ne aggiunge un giro e che non si devono togliere per tutta la vita. 
Ma la loro dimensione ed il fatto che in effetti sono impolverate e sporche, controindicano in modo assoluto di lasciargliele al collo durante l'intervento in sala.
Programmiamo un'operazione di tipo conservativo, in cui rimuovere il tumore e lasciare quanta più mammella possibile, in modo da non creare deturpazioni estetiche troppo gravi in una giovane donna da poco sposata.
Credo che poi alla fine ci siamo riusciti piuttosto bene, ed il risultato estetico finale ci pare decisamente buono.

mercoledì 6 maggio 2020

Un altro piccolo mattoncino

E' al gruppo di Cagliari che dobbiamo gastroscopio e colonscopio.

Oggi la stessa associazione ha risolto un altro grandissimo problema della nostra endoscopia, donandoci un potente UPS, e cioe' una unita' di continuita' che permette all'endoscopio di non spegnersi malamente quando va via la corrente o quando ci sono importanti fluttuazioni di voltaggio.

La situazione elettrica a Matiri e' a volte devastante con back out che durano anche 24 ore. 

A volte mancano due fasi su tre ed alte volte i voltaggi sono cosi alti che distruggono gli strumenti.

L'UPS fungera' anche da stabilizzatore di corrente.

Un grandissimo graxie alla Associazione Volontari Sardi Karibu Africa.

Fr Beppe


martedì 5 maggio 2020

Toglimi quelle medicine

L’episodio più gustoso della giornata di ieri è avvenuto dopo cena, quando stavo facendo il giro serale.
Sono passato in sala parto perchè ero un tantino preoccupato per una gravida a cui avevo indotto il travaglio con il misoprostol sin dal nmattino.
L’ho trovata in preda a doglie fortissime, ma con una dilatazione cervicale che non era quella che mi aspettavo. Onestamente avrei sperato che avesse già partorito.
Appena mi ha visto, la donna mi ha afferrato per un braccio, e, attribuendo il dolore insopportabile alla medicina che avevo inserito nel suo corpo, continuava a ripetermi: “toglimela, toglimela”.
Ho tentato di fale capire che due piccole compresse inserite nell’organismo varie ore prima erano certamente scomparse e completamente dissolte nel suo sangue.
Lei però insisteva e diceva che la medicina gliela dovevo togliere comunque, perchè il dolore era troppo.
Ho tentato un piccolo trucchetto, che per altro sarebbe risultato molto utile dal punto di vista clinico, e le ho rotto le membrane: ne è fuoriuscito liquido amniotico chiaro e senza problemi.
La cosa da una parte mi ha rassicurato sul fatto che il travaglio stava comunque procedendo bene ed insieme mi ha dato la possibilità di dire a quella mamma che con le acque era uscita anche la medicina: ora quindi gliel’avevo tolta!
La mamma però ha ribattuto: “non è vero! Toglimela: voglio vedere la compressa! Adesso comunque stai con me finchè nasce mio figlio...non lasciarmi sola!”.

lunedì 4 maggio 2020

Per una volta qualcosa di facile

Ci è stato riferito da un altro ospedale del Tharaka con sospetta occlusione intestinale.
A motivo delle difficoltà legate ai trasporti, il paziente è arrivato da noi 24 ore dopo aver visto il medico nella struttura sanitaria precedente.
Giunto da noi con un ritardo del genere, il sospetto era già praticamente una certezza, ancor prima di visitarlo.
Pancione enorme, alvo chiuso ai gas ed alle feci da 5 giorni, ripetuti episodi di vomito.
L'addome era meteorico e suonava come un tamburo quando facevamo la percussione.
Non c'erano più segni di peristalsi, forse perchè il paziente era stato occluso per troppo tempo.
Le condizioni generali erano precarie ed il paziente appariva molto disidratato.
L'eco non ci ha aiutati molto perchè c'era praticamente solo distensione gassosa e non si vedeva davvero nulla.
La diretta dell'addome con paziente eretto ci mostrava anse enormi e livelli idro-aerei.
Siamo entrati in sala con grande timore. Trattandosi di un paziente anziano temevamo anche una patologia neoplastica che poi avesse causato l'occlusione.

domenica 3 maggio 2020

Luna piena

Sono le due di mattina ed il cercapersona gracchia ripetutamente.
Avevo messo dei tappi di cera nelle orecchie perche’ dei cani in calore sotto la mia finestra non mi lasciavano prendere sonno. 
Ci e’ quindi voluto un bel momento per rendermi conto che quella specie di sirena non faceva parte del sogno movimentato che stavo facendo.
Mi giro ed afferro pigramente il motorola. 
Guardo fuori dalla finestra e vedo una luce soffusa che mi fa quasi sperare che sia ormai quasi l’alba: “magari ho gia’ dormito a sufficienza, e mi e’ sembrato che mi fossi addormentato da un minuto solo perche’ ho riposato bene”, ho pensato ingenuamente.
L’infermiera, con tono di voce squillante, dice le due parole fatidiche: “abbiamo un cesareo”.
Cerco di scrollarmi di dosso il torpore, ed osservo le lancette della sveglia. 
Senza occhiali mi ci vuole un attimo per mettere a fuoco il piccolo quadrante dell’orologio... poi quasi non voglio credere a quello che i miei occhi stanno vedendo. Sono le 2 di mattina.
“Ancora una volta e’ l’ora X, la peggiore di tutte. 
Non hai dormito a sufficienza e sei sicuro che non riprenderai sonno dopo l’intervento”, ripeto a me stesso quasi per autocommiserarmi.

sabato 2 maggio 2020

Nuove frontiere di servizio

La crisi economica che il COVID 19 porta con sè si è abbattuta pesantemente anche sulla popolazione del Kenya.
Ormai la cominciamo a sentire anche negli ospedali missionari, dove molte risorse sono ora impegnate nelle misure preventive e dove spesso i pazienti non riescono ad arrivare per mancanza di trasporti pubblici e limitazioni sulle possibilità di circolazione.
In ospedale mancano i soldi per pagare stipendi e straordinari, mancano le mascherine e le protezioni; spesso mancano le cose più banali, dalle garze, alle medicine, ai fili di sutura.
Inoltre un certo numero di membri dello staff è stato assorbito dalle strutture governative che si preparano all'onda d'urto del coronavirus (oggi 24 nuovi casi ed un altro morto).
Un buon numero di persone già hanno lasciato lo staff.
A Matiri questo ci sta colpendo sia nel personale infermieristico, sia nei clinical officer, come anche nel personale di laboratorio.
Abbiamo inoltre perso due su tre tecnici di radiologia ed ecografisti, e non sappiamo se l'ultima superstite se ne andrà anche lei.
Questo per me ha significato riprendere in mano l'ecografia completamente, e da un paio di settimane sono nuovamente l'ecografista ufficiale dell'ospedale, come per altro è stato a Chaaria per anni.
Non nascondo che mi fa piacere rivedere la mia firma sui referti eco.

venerdì 1 maggio 2020

La festa dei lavoratori

Mi sento unito a tutti coloro che lavorano sodo, che mangiano ogni giorno il pane guadagnato con il proprio sudore.
Mi sento unito ai lavoratori sfruttati, a quelli senza un contratto e pagati a giornata.
Sono vicino a chi guadagna meno di due euro per una dura giornata di fatica e non sa neppure se domani lo chiameranno nuovamente a giornata.
Penso ai bambini-lavoratori, all'infanzia sfruttata, a tutti quei giovani che anche qui vorrebbero continuare a studiare ma non possono a causa della povertà della famiglia, e devono quindi lavorare.
"Chi non vuol lavorare neppure mangi", ci dice San Paolo. 
Eppure anche oggi da una parte ci sono persone che non lavorano affatto e mangiano il pane alle spalle di altri, mentre ci sono moltissimi che lavorano tutto il santo giorno, magari anche senza riposi settimanali, ma di pane da mangiare ne riescono a comprare proprio poco con quello che guadagnano...e non parliamo delle tasse scolastiche per i figli o di altre spese, come per esempio quelle della sanità che nel terzo Mondo non è gratuita! 
"Il lavoro nobilita"; questo è certamente vero ed a volte nel lavoro troviamo le nostre motivazioni ed anche il modo concreto di mettere in pratica i propri ideali...molti mi accusano di essere drogato di lavoro (workaholic, in Inglese).
Ma non è così per tutti purtroppo.

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