venerdì 19 agosto 2022

Gruppi sanguigni a Matiri

1) Il gruppo in assoluto piu’ frequente e’ quello 0 positivo, che e’ presente nel 70% dei nostri pazienti.
2) Il secondo in ordine di frequenza e’ il B positivo: tale dato dedotto dai nostri registri sembra in dissonanza con quelli degli altri ospedali del Meru dove il gruppo A si colloca al secondo posto.
3) A Matiri viene quindi il gruppo A positivo, mentre l’AB positivo e’ decisamente raro.
Il Rhesus negativo rimane una eccezione e normalmente non abbiamo sangue in frigo con tali caratteristiche. In caso di bisogno urgente dobbiamo fare richiesta alla banca del sangue di Embu, sperando che abbiano qualche sacca con Rh negativo.
Il fatto che la maggior parte dei riceventi sia di gruppo zero crea delle enormi difficolta’ di reperimento dei donatori; ecco perche’ il governo insiste molto sul fatto che, nei limiti del possibile, non si trasfonda mai una sacca di gruppo zero ad un paziente di gruppo diverso.

mercoledì 17 agosto 2022

Addome acuto da causa inconsueta

Arrivato alle 18:30.
Addome disteso e dolente. Borborigmi assenti. Vomito fecaloide. Alvo chiuso alle feci da oltre sette giorni.
Aveva anche chiari segni di disidratazione.
Non ho avuto dubbi sulla diagnosi di occlusione intestinale, e le condizioni generali del paziente mi hanno consigliato di non lasciar passare la notte prima di operarlo.
Si tratta di un uomo dell'età di circa 70 anni, per cui immediatamente penso che possa trattarsi di un tumore e che l'intervento possa essere lungo e complesso.
Entriamo in sala stanchi, ma convinti che era l'unica cosa giusta da fare.
Il paziente viene addormentato in fretta.
Apriamo l'addome e troviamo anse ileali distese ma non necrotiche.
Comincio quindi la ricerca della causa dell'occlusione, e pian piano arrivo alla fossa iliaca destra. Qui le anse dilatate si infilano in un "buco", e vi fuoriescono piccole e vuote.
"Accidenti! E' un'ernia strozzata! L'addome era così disteso che non ho neanche notato la massa in fossa iliaca destra!".
Con prudenza cerchiamo di ridurre l'ernia, con la speranza che le anse siano vitali.
Notiamo però che c'è già una perforazione intestinale. Questo ci impone una resezione ileale, seppure molto limitata.
L'intervento procede bene.
Dopo aver confezionato l'anastomosi, completiamo l'ispezione della cavità peritoneale. Non ci sono altri problemi, e soprattutto non c'è tumore.
Laviamo e chiudiamo l'addome, felici per il paziente, ed anche perchè l'intervento è stato più corto del previsto.
Ci auguriamo che la prognosi ed il decorso post-operatorio siano molto buoni, nonostante la resezione intestinale.
Peccato che il paziente abbia aspettato tanto prima di venire in ospedale.
Se lo avessimo visto tre o quattro giorni prima, forse sarebbe stata una semplice erniorrafia.
Ma tutto è bene quello che finisce bene ed ora possiamo andare a letto non tardissimo.

Fr. Beppe Gaido


Perché?

Lydia ha diciassette anni ma ne dimostra circa quattordici. Da un occhio ha una cataratta congenita, e questo le da’ uno sguardo “guercio” che e’ impossibile non notare.
Non ha un dente sano: sono tutti cariati e ridotti a pezzettini nerastri.
E’ handicappata mentale… forse con tratti somatici Down, e vive con una mamma che sembra sua nonna.
Gia’ tutto questo potrebbe bastare per una vita alquanto “scarognata” per lei e per la sua famiglia: dal modo in cui sono vestiti, certo non navigano nell’oro… ed anche cio’ non aiuta una situazione gia’ difficile.
Ho conosciuto Lydia due settimane fa, in quanto ce l’han portata a causa di una grossa massa al di sotto del ginocchio sinistro. La visione di quella sfera enorme e saldamente attaccata al piano osseo non mi ha ispirato niente di buono.
Ho deciso di intraprendere la via anglosassone: verita’ diretta e cruda, in modo da creare uno shock che poi si possa trasformare in azione urgente. Ho parlato alla mamma e le ho comunicato che quasi
sicuramente si trattava di una formazione maligna. Le ho consigliato di non aspettare ulteriormente. Lydia deve vedere un oncologo e forse avrà bisogno di radioterapia.
Le avevo fatto un’agobiopsia ed il risultato e’ stato crudele.
Ancora si e’ ripetuto il vecchio proverbio del “piove sempre sul bagnato!”.
Lydia ha un osteosarcoma molto indifferenziato… cosa che, in parole povere, significa tumore osseo molto maligno. Per questo tipo di “kappa” so benissimo che anche la radio e la chemio fanno relativamente poco.
Per cui ancora mi affido alle brutali modalita’ anglosassoni, per convincere la mamma ad agire immediatamente. Le comunico la diagnosi senza inutili sottintesi; poi aggiungo: “Bisogna fare altre indagini per verificare se il tumore maligno e’ ancora limitato alla gamba o se e’ gia’ diffuso in tutto l’organismo.
In questo senso, il tempo e’ la nostra unica risorsa. Bisogna agire al più’ presto, prima che si verifichi l’ineluttabile.”.
La reazione e’ naturalmente di disperazione. La mamma piange per ore e
non riesce a decidere da sola. Deve andare a casa e parlare con il marito e gli uomini del suo clan: solo loro possono dare il permesso per quanto le ho proposto: una amputazione sopra il ginocchio.
La imploro di lasciarmi la bambina in ospedale e le prometto che non faro’ nulla senza il suo permesso. Mentre la donna scompare fuori dal cancello, io mi appresto a far partire al piu’ presto la “macchina
diagnostica”: emocromo, esami epatici e renali, ecografia dell’addome e lastra del torace. Fortunatamente, pur con tutte le limitazioni che qui sperimentiamo, la stadiazione del tumore pare molto incoraggiante: non sembra ci siano metastasi.
Lydia e’ molto instabile ed agitata in ospedale senza la mamma. Forse e’ la prima volta che si trova da sola senza il sostegno della genitrice, e manifesta il suo dolore nei modi piu’ congeniali alla sua situazione di diversita’: lei non sa parlare, e quindi ci urla il suo disagio; non le siamo simpatici, e ce lo fa capire mordendoci le braccia ogni volta che tentiamo di farle l’igiene. La cosa piu’ bella e’ comunque che non rifiuta di alimentarsi.
Passano tre giorni, che a noi paiono piu’ lunghi di tutta la quaresima. Poi la donna torna. E’ accompagnata da un uomo mal vestito, ed ancor piu’ vecchieggiante di lei: non so se sono davvero anziani, o se e’ la vita dura che li ha ridotti cosi’!
La mamma piange e non parla; gesticola e prega ad alta voce, come spesso si vede in certe chiese evangeliche. In un bisticcio
inopportuno, data la situazione drammatica, mi viene in mente una scena del film: “the blues brothers".
E’ il marito a darmi permesso di amputare, ed immediatamente mi riprendo da quella divagazione, provandone anche un vago senso di colpa.
Chiedo che la madre si fermi in ospedale per tutto il tempo della degenza, perche’ per noi sarebbe troppo difficile gestire la bambina, handicappata ed un po’ violenta, durante il post-operatorio.
Lei non parla e continua le sue implorazioni cantilenanti, ma un cenno
degli occhi del marito mi fa capire che la mia richiesta sara’ accolta.
L’intervento e’ stato lungo e difficile, per varie ragioni. La piccola ha naturalmente rifiutato il catetere ed ha “mollato” pugni e
“morsiconi” alla infermiera che le prendeva la vena. Anche in sala e’ stato tutt’altro che semplice. L’anestesista ha dovuto sedarla, per poter poi praticare l’anestesia spinale. L’operazione e’ durata piu’ di due ore, ma e’ andata liscia.
“Non mi piace fare questo tipo di operazioni… ma soprattutto mi rivolta che dobbiamo anche tagliare la gamba ad una bambina gia’ cosi’ tanto sfortunata e sofferente”.
Subito dopo la dimissione la manderemo dall’oncologo.

Fr. Beppe Gaido


lunedì 15 agosto 2022

Il Machete

Strumento agricolo multiuso, venuto tristemente alla ribalta durante il genocidio del Rwanda nel 1994.
Da noi si chiama panga in Kiswahili, o gipanga in Kimeru. E’ un misto tra accetta e coltellaccio. Serve un po’ per tutto: tagliare l’erba per le mucche o il legname per il fuoco della cucina; ma anche rigirare le zolle di terra prima di seminare o eradivare le erbacce, proprio come se fosse una zappa. Ne abbiamo una anche noi in macchina… non per difenderci dai malviventi, ma per scavare nel fango nel caso in cui ci dovessimo impantanare nella stagione delle piogge.
E’ anche usato nelle suole primarie e secondarie durante le ore di “agricoltura”.
Ma spesso e’ anche l’arma a portata di tutti con cui si fanno danni estremi: e’ infatti pesante come un’ascia, tagliente come un pugnale… ed a buon prezzo quanto una bottiglia di birra.
In mano ad un ubriaco o ad un folle diventa un mezzo di distruzione che spesso lascia danni irreversibili.
E’ quello che e’ successo a Gideon, il quale si e’ messo a litigare con un familiare per non so quale ragione.
Cio’ di cui sono stato testimone e’ il disastro causato da un colpo di machete infertogli con violenza alla mano sinistra. La violenza della “pangata” ha sezionato di netto radio e ulna a livello del polso, e con essi anche nervi, tendini ed arterie.
Ce lo hanno portato in una pozza di sangue. Avevano cercato di fermare l’emorragia avvolgendo delle camicie a monte del taglio per farne un laccio emostatico. Poi avevano appoggiato la mano che penzolava - appesa al resto del corpo solo da pochissima carne dalla parte dell’ulna - su un pezzo di legno fissato a mo’ di stecca.
Le sue condizioni erano veramente gravissime. La pressione arteriosa era praticamente imprendibile, ed il paziente sudava freddo.
Abbiamo trasfuso con urgenza, e poi ci siamo trovati davanti alla scelta piu’ difficile: amputare o tentar di salvare la mano?
Alla fine ho deciso di provarci.
L’arteria radiale era integra e pulsava bene sotto il mio polpastrello, anche se l’ulnare era “partita”. Ho quindi riposto la mia speranza nei circoli collaterali che avrebbero forse potuto vicariare.
Ho cercato di fare le tenorrafie: per la parte estensoria del polso e’ stato ragionevolmente semplice, mentre per quella flessoria e’ stata un’impresa disperata.
Per le ossa della mano ci siamo affidati a fili di Kirshner e ad un fissatore esterno.
Abbiamo quindi ripristinato muscoli, fasce e cute.
Non sappiamo se la mano si riprendera’. Abbiamo qualche speranza che la radiale possa essere sufficiente ad irrorare il resto dei tessuti, ma non ne siamo sicuri.
Tra alcuni giorni avremo la sentenza.
Se la mano sara’ cianotica e fredda, si dovra’ purtroppo procedere alla amputazione… se invece sara’ calda, e con un colorito vitale, avremo davvero fatto qualcosa per Gideon.
Poco dopo aver finito il lavoro con lui, ci siamo ritrovati di fronte ad una donna con la faccia gonfia, tanto da non vederci. Aveva un taglio profondo al di sopra dell’occhio destro. La ferita sanguinava profusamente ed attraverso essa si intravvedeva la teca cranica parzialmente fratturata dalla violenza del colpo.
“Ecco un altro dei bei lavori del machete. Chi e’ stato a ridurti così".
“Mio marito”.
Rimango senza parole e non so cosa dire. La mia testa continua a rimuginare la scena. Penso tra me: ci si sposa per amore e poi guarda a che punto si puo’ arrivare.
L’altro pensiero che mi ritorna ogni volta che spendo ore per riparare i danni della panga è che: a distruggere ci vuole un minuto, mentre per ricostruire e riparare ci vogliono ore ed ore, senza poi neppure sapere quanto sei riuscito a recuperare della funzione originaria.
E da ultimo, è impossibile per me non pensare al genocidio del Rwanda, a quei 100 giorni di pura pazzia, in cui il machete è stato l’arma di distruzione di massa per massacrare altri esseri umani, compresi i
bambini. Non oso pensare cosa sia potuto essere lavorare in ospedale in quei giorni di violenza, in cui gli attacchi da machete ti arrivavano a centinaia, giorno e notte!

Fr. Beppe Gaido


sabato 13 agosto 2022

Il Dottor Winters

Dopo un mese di assenza, a motivo delle vacanze negli Stati Uniti, il Dr Steven Winters e' nuovamente in Kenya.
Oggi siamo stati felici di riaverlo a Matiri per la nostra consueta maratona ortopedica del sabato.
E' bello lavorare con il Dr Winters, che sa unire l'enorme competenza con un carattere squisito.
Egli e' una persona molto umile, e sa sempre aiutarci senza creare problemi.
Allo stesso tempo, con lui in sala, riesco a fare cose che da solo non oserei neppure tentare.
Bella anche la fraterna collaborazione tra l'ospedale di Chogoria dove Winters lavora, e l'ospedale di Matiri.
Come sempre, al sabato sera sono distrutto, piu' ancora degli altri giorni, ma la consapevolezza di aver aiutato qualcuno e' medicina dell'anima e ristoro per la fatica.
Bello anche sapere di avere amici sinceri come il Dr Winters, che viene ogni sabato a titolo del tutto gratuito.

Fr. Beppe Gaido


venerdì 12 agosto 2022

Partiti

Di cuore ringrazio i volontari che oggi ritornano in Italia.
Rosa e Francesco mi hanno aiutato davvero tanto in sala operatoria, con una presenza costante e con lavoro intenso.
Hanno collaborato a tutti gli interventi, oltreche' alla sterilizzazione degli strumenti.
Anna invece ha lavorato in fisioterapia con Kim ed ha certamente contribuito ad una migliore riabilitazione post-operatoria per tutti i nostri pazienti ortopedici.
Per tutti loro gli ultimi due giorni sono stati particolarmente stressanti a motivo dei molti casi di ferite da arma da fuoco e da panga.
Credo pero' che siano stati giorni di grossa maturazione umana e professionale.
Auguriamo loro un felice ritorno a casa, con la speranza di poter ancora lavorare assiemein futuro.

Fr. Beppe Gaido


mercoledì 10 agosto 2022

Sei casi in 24 ore

Da ieri continuiamo a ricevere casi di ferite da arma da fuoco, dalla lontana Marsabit.
La ragione non la conosco bene: sembra si tratti di razzie di bestiame tra etnie diverse.
Sono ferite esposte, con ossa maciullate ed esplose.
Per tutti questi pazienti è appena iniziato un lungo calvario, che includerà toelette chirurgiche, fissatori esterni e solo dopo che
l'infezione sarà controllata ed i tessuti molli guariti, potremo pensare a fissazioni interne definitive.
In almeno un caso dubitiamo di poter salvare la mano, ma faremo del nostro meglio.
Queste sono emergenze che vengono ad aggiungersi a liste operatorie già molto onerose.
In sala lavoriamo non stop, dal mattino alla sera tardi e senza neppure una pausa pranzo, ma i pazienti in arrivo sembrano sempre più numerosi di quelli che siamo riusciti ad operare. E' sempre una lotta
contro il tempo: vorremmo operare subito, ma spesso i pazienti aspettano anche 48 ore prima dell'intervento.

Fr. Beppe Gaido


Una sentenza senza appello

Erick ha 9 anni. E’ uscito di casa per giocare con altri bimbi. Dopo alcune ore è rientrato dalla mamma dicendo che un altro bambino lo aveva colpito al torace tirandogli una pietra.
La madre ha per la prima volta notato una escrescenza dura al lato sinistro della gabbia toracica, ed ha pensato ad un ematoma secondario a quanto era stato fatto al figlio.
Pochi giorni dopo, improvvisamente, Erick ha sviluppato una paralisi flaccida degli arti inferiori, con anestesia sensitiva dal torace in giù.
Inoltre è diventato totalmente incontinente per feci ed urina.
E’ stato portato nel nostro ospedale circa 3 settimane più tardi per approfondimenti diagnostici.
La lastra del torace ha dimostrato un versamento pleurico sinistro “sotto pressione”, con totale collasso del polmone e spostamento mediastinico controlaterale. Inoltre il radiologo segnalava una costa
semidistrutta, a livello di quello che la mamma pensava sede del trauma.
L’ecocardio ha dimostrato un modesto versamento pericardico, ma una frazione di eiezione buona.
Abbiamo eseguito una ecografia dei tessuti superficiali sul supposto ematoma traumatico, ma quello che è apparso all’eco è stata una massa solida che avvolgeva la costa fratturata o mielitica.
A livello addominale invece l’eco risultava sostanzialmente normale.
Anche gli enzimi epatici e gli esami di funzionalità renale risultavano nei limiti di norma. L’emocromo dimostrava una leucocitosi neutrofila (con granulociti al 69%), una modesta anemia (con emoglobina a 9.7 g/dl), ed una importante piastrinosi (piastrine elevate a 669.000).
Anche la VES era molto aumentata (97 mm/1ora).
Abbiamo pensato per un attimo ad una tubercolosi che avesse causato un crollo vertebrale, ma l’ipotesi non ci convinceva fino in fondo.
Abbiamo dunque deciso di spendere per questo bambino tutti i soldi che fosse stato necessario. La mamma è chiaramente disperata e sempre guarda con occhi imploranti.
Abbiamo dunque trasportato Erick per una TAC toracica e per una TAC della colonna lombo-sacrale.
La TAC toracica ha dimostrato la presenza di un tumore pleurico posteriore a sinistra con metastasi all’ottava, nona e decima costa; ha confermato la presenza di una effusione pleurica molto densa.
Inoltre ha documentato la distruzione della decima vertebra toracica con compressione sul midollo spinale.
La TAC lombosacrale invece non ha evidenziato altri collassi vertebrali, a parte segni di spondilosi lombare.
Purtroppo ora le cose sono fin troppo chiare, ma, come spesso accade, i nostri esami diagnostici sono altro che una sentenza inappellabile.
La pietra tirata al bambino sicuramente non costituisce altro che una coincidenza. Il “bubbone” visto dalla madre, e confermato
dalll’ecografia, non è un ematoma, ma una metastasi costale.
La paralisi e l’anestesia al di sotto del torace sono dovuti ad un’altra metastasi che ha fatto crollare una vertebra ed ha schiacciato il midollo spinale di Erick.
Il tumore primitivo è pleurico, ed il versamento sotto pessione è di origine neoplastica.
E’ stranissimo trovare un tumore pleurico ad un’età così tenera!
I mesoteliomi pleurici sono piuttosto rari e per lo più colpiscono persone nella sesta decade di vita.
Lo abbiamo mandato dall’oncologo, anche se penso che anche per lui siamo giunti al capolinea, in quanto mi pare che la situazione sia ormai “al di là del bene e del male”.

Fr Beppe Gaido

lunedì 8 agosto 2022

La vita e la morte

Sono le 19.30 e vorrei pregare un po’.
Inizio il rosario ed arrivo al secondo mistero, sempre lottando per rimanere sveglio.
Giunto a recitare il gloria, vedo però che il mio telefonino, in modalità silenziosa, si illumina perchè c’è una chiamata in arrivo.
Mi alzo dal banco ed esco silenziosamente dalla cappella...anche oggi il mio rosario finisce così!
Devo correre in ospedale perchè una paziente ha sviluppato una complicazione.
Mi precipito, dimenticando di avere ancora la corona del rosario in mano.
Arrivo in reparto solo per constatare il decesso: prendo il fonendo a cerco inutilmente segni di vita, sempre con la corona inconsciamente nella mano destra.
Ero passato poco prima di andare in cappella, e le condizioni parevano stabili.

domenica 7 agosto 2022

Panga e sciopero della sanità

Mi chiamo Murine (il nome e’ inventato ma la storia e’ verissima).
Dieci giorni fa sono stata colpita da un colpo di panga all’arto superiore destro, durante un litigio per un po’ di legna da ardere.
Subito dopo l’incidente mi sono accorta che la mia mano era penzoloni e che non riuscivo ad estendere le dita.
I miei familiari mi hanno aiutata con il primo soccorso: mi hanno legato uno straccio stretto stretto sulla ferita e poi abbiamo iniziato il lungo viaggio verso l’ospedale.
Arrivati presso la struttura pubblica non abbiamo potuto ricevere alcun servizio perche’ la sala operatoria non funzionava a motivo dello sciopero.
Era notte e sono tornata a casa senza ricovero e senza neppure un analgesico. Non ho chiuso occhio per il male.
Il giorno seguente, ricordando lo sciopero, siamo andati direttamente a cercare ospedali missionari.

sabato 6 agosto 2022

Solo l'amore resta

Lavorare in Africa è certamente bellissimo e c'è la possibilità di spendersi completamente per gli altri e di fare del bene a delle persone che altrimenti non avrebbero aiuto alcuno. Mi commuove vedere l'ospedale di Matiri ora pieno, talvolta con due pazienti per letto.
Che differenza da tre anni fa!
Mi tocca il cuore vedere gente che viene da molto lontano sia per cure mediche che chirurgiche, dicendo che di noi si fida ciecamente e che le nostre terapie sono le migliori perchè le pratichiamo con scienza, coscienza e tanto amore per il prossimo.
Qui puoi davvero donare te stesso fino all'ultima goccia delle tue energie, e "fino al sacrificio della vita".
Questa possibilità di donarsi in maniera direi totale ed assolutamente illimitata dovrebbe di per sè essere per tutti noi una ragione sufficiente per tantissima gioia: quanti nel mondo possono dire di aver la possibilità di fare quello a cui davvero aspirano con tutto il cuore?

venerdì 5 agosto 2022

Fratture del gomito

Oggi sono state la parte più impegnativa della seduta operatoria.
Il gomito è difficile, soprattutto negli adulti.
Per me si tratta sempre di interventi ansiogeni ed impegnativi.
I due casi odierni sono andati bene anche se hanno richiesto in media 2 ore ciascuno.
Per fratture di questo tipo usiamo sia placche che fili di Kirshner. In entrambi i casi di oggi, si è trattato di cadute da un albero, dove spesso gli agricoltori salgono per raccogliere il miele dagli alveari: l'apicultura è abbastanza diffusa nei dintorni di Matiri.
Sono fratture difficili non solo in sala, ma anche dopo.
La parte più problematica è infatti la riabilitazione.
Prescriviamo mitella con braccio al collo per 4 settimane, ma dobbiamo poi essere molto attivi nella riabilitazione, perchè la complicazione più frequente è la rigidità del gomito.
Come sempre, la traumatologia richiede strettissima collaborazione tra il team chirurgico e quello fisioterapico.

Fr Beppe

giovedì 4 agosto 2022

Il peccato ma non il peccatore

Ho visto dei malati buttati sul letto nei loro vestiti di casa, perche’ non c’erano divise in quell’ospedale. Puzzavano di urina in modo terrificante, ma non c’era un operatore sanitario pronto ad assisterli, e sovente non avevano parenti.
Mi sono trovato davanti a dei letti sui quali giacevano persone cosi’ deboli da non poter muovere un dito. Su uno sgabello vicino alla testiera del povero giaciglio senza lenzuola c’era un piatto pieno di fagioli, su cui si posavano le mosche... ma non c’era nessuno per imboccare quei disgraziati.
Ho alzato la testa, ed il mio sguardo ha incrociato l’occhio fisso e vitreo di una donna ridotta pelle ed ossa. Era veramente uno scheletro dall’aspetto vecchieggiante, anche se la sua eta’ avrebbe potuto essere forse di 25 anni. Da suo giaciglio emanava un tanfo indescrivibile, forse un misto di sudore, escrementi ed urina. 

mercoledì 3 agosto 2022

Le fratture da arma da fuoco

Per fortuna non sono molto frequenti, ma negli ultimi mesi ne abbiamo avuto due: una era una frattura del gomito ed un altra del femore prossimale.
In genere l'arma è un fucile.
Sono fratture complicate, in cui l'osso scoppia in mille frammenti.
La pallottola è inoltre rovente ed ai danni ossei si associano ingentissimi problemi ai tessuti molli, quasi come in una ustione.
I rischi di infezione sono altissimi in quanto si tratta di fratture esposte, con importante contaminazione del terreno su cui il paziente è caduto o si è trascinato.
L'iter terapeutico è in genere lunghissimo: si inizia con generose toelette chirurgiche e si instaurano antibiotici ad ampio spettro.
All'inizio si sceglie la fissazione esterna, cercando di conservare il più possibile l'allineamento dei capi di frattura. Il paziente viene poi dimesso e medicato a domicilio finche i tessuti molli guariscono completamente.

martedì 2 agosto 2022

La Messa con i malati ed i momenti di preghiera

La Messa domenicale con lo staff ed i pazienti è un appuntamento importante per me, e ci tengo davvero molto. La Messa è ben accolta da tutti i malati, anche se molti sono alettati e ricevono la comunione in camera.
Le persone qui sono profondamente religiose e per loro è impensabile concepire una vita senza Dio: può essere il Dio dei Cristiani, quello dei Musulmani, quello degli Hindu, quello tradizionale che vive sul monte Kenya... comunque, per loro Dio esiste e fa parte della loro vita.
La gente del Kenya è intimamente spirituale, e, se può capire qualunque religione (compresa quella animista), fa fatica a comprendere l’ateismo, che è una categoria abbastanza aliena a questa latitudine.
Molte volte, alla sera durante il giro della notte, sento le donne intonare canti e fare preghiere per la guarigione, senza che noi glielo chiediamo, perchè per loro è naturale ed è vitale pregare.

domenica 31 luglio 2022

I nuovi volontari

Benvenuti ai nuovi volontari di Matiri!
Vengono tutti e tre dall'Italia.
Francesco e Rosa, a destra nella foto, vengono dalla Sardegna.
Anna, a sinistra nella foto, viene da Modena.
Anna e' una fisioterapista e si fermera' con noi per sei settimane: un aiuto importante e centrale nel lavoro di riabilitazione post-chirurgica dei nostri pazienti con frattura.
Rosa e Francesco saranno con noi per 2 settimane.
Sono strumentisti e ci stanno dando una buona mano in sala operatoria. Stiamo cercando di imparare da loro nuovi modi di lavorare e nuove tecniche.
Li ringraziamo per aver scelto di donare il loro tempo e le loro energie a Matiri.
Il volontariato e' sempre un grande dono.

sabato 30 luglio 2022

Free medical camp

Per la seconda volta a Matiri abbiamo avuto una giornata in cui abbiamo offerto servizi medici gratuiti a tutti i pazienti che si presentavano.
I farmaci sono stati offerti in toto da generosi benefattori.
Oggi a Matiri sono stati visitati e serviti gratuitamente 601 pazienti.
Oltre alle terapie ambulatoriali per varie patologie, abbiamo anche offerto screening oculistico, pap test e screening per tumore al seno.
Inoltre abbiamo anche vaccinato contro il covid e contro il papilloma virus.
E' stata una giornata molto faticosa, ma anche decisamente gratificante.

Fr Beppe

venerdì 29 luglio 2022

Come lucertole

Luglio è il mese più freddo dell’anno; quest’anno fa particolarmente freddo, e le nuvole la fanno da padrone sovente anche durante le ore del giorno. Quando però il sole appare, con il suo tepore, i nostri pazienti amano moltissimo passare ore ed ore a riscaldarsi sotto i suoi caldi e benefici raggi.
Escono dalla camera già alle 7 di mattina per cogliere il sole dell’aurora, ma li puoi trovare nella stessa posizione pure al pomeriggio.
Non è infrequente vederli sdraiati sull’erba o addirittura sui marciapiedi, dove il riverbero del sole offre loro un po’ di calore anche sulla schiena.
Noi li lasciamo fare e rispettiamo i loro desideri: normalmente portiamo loro medicine e cibo lì dove sono, senza richiedere loro di rientrare in reparto. Certo, ciò costituisce uno sforzo in più per gli infermieri che somministrano la terapia, perchè, quando i malati non rispondono alla chiamata in stanza, bisogna supporre che essi stiano “facendosi l’abbronzatura” fuori.

giovedì 28 luglio 2022

Felici di aiutare

Domenica scorsa in Tharaka Nithi abbiamo avuto un terribile incidente stradale in cui un autobus con destinazione Mombasa e' precipitato in un profondo canyon.
Trentacinque morti, tre dispersi e molti feriti.
Il ponte da cui e' precipitato il bus non e' lontanissimo da Matiri, ed abbiamo avuto l'onore di poter assistere alcuni dei sopravvissuti.
A noi hanno mandato fratture, e con orgoglio possiamo dire che tutti sono gia' stati operati.
Si tratta di una tragedia tremenda. I sopravvissuti sono psicologicologicamente sconvolti e traumatizzati.
E' un dovere missionario aiutarli.
Sono convinto che altri ancora saranno portati a Matiri, e cercheremo di aiutare tutti.

Fr Beppe

mercoledì 27 luglio 2022

Il cicloergotomo

Un abbraccio ed un grazie sincero a Marta per averci donato il cicloergotomo ed a Luna per averlo trasportato in Kenya.
E' un dono bellissimo ed importantissimo per un centro traumatologico come Matiri.
Questa mini-ciclette puo' aiutarci molto nella riabilitazione all'uso degli arti, dopo frattura e dopo operazione di fissazione interna.
Stimola la motilita' degli arti superiori, previene la rigidita' del ginocchio ad aiuta la trofia muscolare.
E' uno strumento versatile che possiamo trasportare di paziente in paziente e che puo' essere utilizzato anche in coloro che sono alettati, differentemente da una ciclette classica.
Grazie di cuore a Marta per averci fatto questo dono che tanto aiutera' o nostri pazienti a recuperare completamente la motilita'.
Grazie di cuore anche a Luna.
Un altro passo e' stato fatto per migliorare i servizi della nostra fisioterapia.

POST IN EVIDENZA

Gruppi sanguigni a Matiri

1) Il gruppo in assoluto piu’ frequente e’ quello 0 positivo, che e’  presente nel 70% dei nostri pazienti. 2) Il secondo in ordine di frequ...