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lunedì 24 aprile 2023

I VOLONTARI

Ieri sera cena fuori a base di pesce e verdure con i volontari di Matiri. Ringrazio di cuore Daniele, Agnese, Federico e Andrea.
Sono un gruppo di internisti che ci stanno aiutando tantissimo in reparto.
Un grazie speciale a Murugi, nostro fedelissimo amico e guida turistica.

Fr. Beppe Gaido


mercoledì 29 marzo 2023

Il minimo comun denominatore

Mi dice un volontario con cui ho una lunga storia di amicizia e di confidenza: “Oggi mi sembra che le motivazioni che portano una persona a scegliere di fare del volontariato siano così disparate che sia praticamente impossibile descriverle tutte. C’è chi parte da una motivazione di fede e chi invece è completamente agnostico e lo fa per solidarietà umana. Ci sono persone che si dedicano al volontariato per portare il loro contributo a società più svantaggiate, ed altri che intendono rispondere ad emergenze umanitarie. Ci sono anche persone che lo fanno per se stessi: qualcuno per ritrovare se stesso e la parte migliore di sè in un momento di crisi; altri sperano che un’esperienza totalizzante di servizio li possa aiutare a risolvere dei problemi esistenziali o dei conflitti che si portano dentro”.
Ho pensato tanto a quanto questo mio amico mi ha detto e sono pienamente d’accordo con lui, ma allo stesso tempo mi sembra che una cosa la si debba dire, almeno per il volontariato a Matiri: “Hai completamente ragione, ma credo che, parlando di volontariato a Matiri, dovremmo aggiungere anche un’altra motivazione, che io metterei un po’ come “conditio sine qua non” per una bella esperienza di servizio sia per il volontario che per noi: parlo della voglia di aiutarci e di collaborare positivamente con noi che qui lavoriamo tutto l’anno. Matiri è un ospedale complesso che va avanti anche senza volontari: i volontari sono una risorsa nella misura in cui si sforzano di accettare i nostri ritmi ed i nostri equilibri interni, ed umilmente desiderano inserirsi nel nostro stile di lavoro. Una persona che si comporta così diventa un grande aiuto per noi, può facilmente colmare molte nostre lacune, può anche migliorare il nostro servizio con la sua presenza, e soprattutto ci fa star bene quando lavoriamo insieme. Invece, chi ha un atteggiamento del tipo “avant moi le deluge” e quasi pensa che prima del suo arrivo qui non funzionasse nulla, ha certamente sbagliato registro e non ci aiuta molto; un volontario che pensa di venire a Matiri ed imporre il suo punto di vista, il suo modo di organizzare il lavoro, le sue metodiche cliniche senza accettare il buono che già c’è in questo ospedale, inevitabilmente porterà degli scricchiolii nella nostra routine di tutti i giorni, causerà del malcontento nel personale locale, ed alla fine non farà una bella esperienza lui stesso. Io credo che il primo dovere del volontario, al di là delle sue motivazioni personali, sia quello di comprendere che egli è atterrato in una struttura funzionante, che ha i suoi ritmi e le sue abitudini: prima di imporre le proprie idee, egli deve osservare a lungo, farsi accettare e farsi amare da noi e dal personale.
Quando si sarà instaurato un tale rapporto di stima e di amicizia, allora ogni proposta fattaci umilmente dai volontari sarà presa in seria considerazione e porterà dei cambiamenti sostenibili nel tempo. Le novità imposte invece sono come un venticello che passa, e tutti poi le abbandoneranno non appena il volontario ritorna in patria. Se per esempio il volontario dal primo giorno vuole che il carrello delle medicazioni sia organizzato diversamente o che la terapia venga data in orari differenti o che si prescrivano test e medicine non disponibili a Matiri, egli ci creerà solo tensione e non otterrà quel miglioramento degli standard di servizio che magari aveva auspicato, perchè tutto finirà in una bolla di sapone, in quanto il personale non avrà interiorizzato e fatto proprie le sue richieste.
In conclusione penso che ci debba essere un minimo comun denominatore che accomuni tutti i volontari, al di là delle loro ideologie, fedi o motivazioni: e penso che tale denominatore comune sia la voglia di aiutarci, di lavorare insieme senza tensioni, il desiderio di inserirsi nella vita dell’ospedale senza stravolgerla ma facendola crescere pian piano con proposte umili e rispettose.
Infatti è importante star bene insieme, vivere come una famiglia che insieme cerca il bene dei poveri e dei sofferenti senza imposizioni e senza malumori.

Fr. Beppe Gaido


mercoledì 15 febbraio 2023

Miriana

Anche Miriana torna in Italia oggi, dopo due settimane di generoso servizio infermieristico a Matiri.
Sono stato molto contento di lei che si è inserita benissimo, ha collaborato senza problemi con i suoi colleghi keniani, ed ha veramente lavorato tanto.
Si è impegnata soprattutto nel reparto donne, ma ha collaborato anche nel dipartimento uomini, in maternità ed in ambulatorio.
Ha assistito ad alcuni interventi (incluso un cesareo), ed ha collaborato con il nostro staff come infermiera di sala.
Miriana è stata una presenza positiva e non giudicante: ha apprezzato gli aspetti positivi del nostro servizio, senza focalizzarsi troppo sugli inevitabili difetti.
E' stato bello condividere con lei i pasti ed alcuni momenti di svago dopo cena.
"Buon viaggio, Miriana! Speriamo di riaverti ancora con noi, e saluta i nostri volontari di Cuneo".

Fr. Beppe Gaido


martedì 14 febbraio 2023

Partiti

Con le lacrime agli occhi ho salutato i tre volontari sardi che oggi rientrano in Italia.
Non ho parole per esprimere la mia riconoscenza a Lucia ed Alberto, carissimi amici prima ancora che volontari. Hanno trascorso 35 giorni a Matiri e si sono sempre impegnati al massimo per i pazienti ed anche nel prendersi cura di me. Mi hanno davvero coccolato oltre a servire i malati.
Grazie di cuore a Carla, alla sua prima esperienza a Matiri. Anche lei e' stata con noi un mese ed e' stata davvero bravissima.
Come giovane dottoressa, ha lavorato in reparto ed ha saputo sia prendersi cura dei pazieni che instaurare un bel rapporto di amicizia con tutti i membri dello staff.
E' stato molto bello condividere molti bei momenti di vita in comune con loro.
Ora gia' mi mancano molto.
Dio li benedica abbondantemente per tutto quello che hanno fatto per noi.

Fr. Beppe Gaido


giovedì 9 febbraio 2023

Bentornata, Dottoressa Makandi

Dopo aver concluso con successo la specialità in ortopedia, la carissima amica, dottoressa Jocelyne Makandi, è ora tornata a Meru in pianta stabile, dove fa servizio nell'ospedale generale.
Le sono davvero riconoscente perchè, come promesso, ha deciso di riprendere la sua attività di volontariato al mio fianco.
Abbiamo lavorato insieme negli ultimi due giorni ed abbiamo operato tanto.
La dottoressa sarà a Matiri regolarmente per due giorni alla settimana: ciò aumenterà le nostre potenzialità ortopediche in modo significativo.
La Dottoressa Makandi è una volontaria e svolgerà la sua attività a Matiri a titolo assolutamente gratuito, come ha sempre fatto anche in passato.
Per me è bellissimo averla al mio fianco: è bello stare con lei, lavorare con gli stessi ideali di servizio e di aiuto ai più poveri, passare bei momenti di assoluta sintonia ed amicizia, condividere anche i pasti.
Credo che la Dottoressa Makandi ed il Dr Winters al sabato, faranno fare un balzo di qualità all'ortopedia di questo ospedale.
Grazie di cuore a nome dei pazienti.

Fr. Beppe Gaido




lunedì 6 febbraio 2023

Benvenuta

Grazie a Miriana, infermiera italiana ora a Matiri per 2 settimane.
Miriana è stata con me a Chaaria per 2 volte ed ora è con noi a Matiri. Fa servizio nel reparto donne, ma aiuta dovunque ci sia bisogno.
La sua presenza certo migliorerà la qualità del nostro servizio. La sua presenza vuol dire molto, sia per me che per tutti i pazienti.
Grazie Miriana!

Fr. Beppe Gaido


sabato 4 febbraio 2023

Grazie di cuore

Ieri abbiamo salutato Filippo e Carmen dopo tre settimane di intenso servizio.
Siamo estremamente grati a Filippo e Carmen.
Grazie a nome di tutte le pazienti servite e curate.
Buon ritorno in Italia e speriamo di rivederci ancora a Matiri.

Fr. Beppe Gaido


martedì 31 gennaio 2023

Info volontari infermieri (seconda parte)

In questa seconda ed ultima parte desidero parlarvi delle grandi qualità degli infermieri kenyoti. Infatti nel precedente articolo, abbiamo sottolineato soprattutto i loro limiti, ma è chiaro che moltissimi sono i loro pregi.
Prima di tutto essi sono non solo infermieri ma anche ostetrici: sono bravissimi nella gestione del travaglio e del parto, oltre che della gravidanza con tutte le sue complicazioni. Un infermiere africano è preparato nella stima dell’età gestazionale del feto, nella determinazione del battito cardiaco fetale, nel follow up della donna con le doglie, nel parto sia cefalico che podalico, nella pratica della episotomia e della episiorrafia. Seguono la induzione con misoprostolo senza problemi.
Sono bravissimi pure con il paziente pediatrico: sono effettivamente incredibili nel reperimento degli accessi venosi in bimbi a volte appena nati.
Sono in grado di suturare molti tagli e ferite, quando non sono coinvolti tendini od ossa: pure tale aspetto alleggerisce molto il lavoro del medico.
Normalmente l’infermiere di reparto è autonomo nella gestione del degente operato, per cui segue i protocolli dell’ospedale.
Queste brevi indicazioni possono aiutarci a capire che tra infermieri italiani e kenyoti è possibile e doveroso un processo di scambio e di osmosi da cui tutti possono trarre giovamento per il bene dei malati da noi serviti.
Nessuno è migliore o superiore. Si tratta di profili diversi che comunque si possono integrare ed arricchire vicendevolmente.

Fr. Beppe Gaido


domenica 29 gennaio 2023

Info per infermieri italiani (prima parte)

Prima di tutto grazie per essere venuti ad aiutarci a Matiri.
La ragione di questo scritto è di darvi qualche indicazione che possa aiutarvi a comprendere meglio gli infermieri kenyoti con cui vi troverete ad operare.
Prima di tutto tenete conto che in questo momento la maggior parte dei vostri colleghi africani è estremamente giovane: quasi tutti hanno appena terminato la scuola ed alcuni di loro addirittura sono ancora studenti. E’ quindi normale che siano molto inesperti!
Altro elemento che necessariamente si associa alla loro giovane età è il fatto che essi tendono a non voler rimanere a Matiri per lungo tempo: sovente essi desiderano ancora specializzarsi, oppure cercano ospedali meno rurali, meno duri e con miglior stipendio. Ciò comporta il fatto che il turn over è altissimo, e la vita media di un infermiere nel nostro ospedale è talvolta inferiore ad un anno.
Questo crea disagi non da poco anche a noi, in quanto, quando hanno imparato delle cose ed hanno iniziato ad assumersi responsabilità’, poi ci lasciano portandosi con sé il patrimonio di esperienze che nuovamente dobbiamo cercato di trasmettere ai nuovi venuti.
Chiediamo quindi agli infermieri italiani tanta pazienza ed anche un occhio di comprensione nei confronti delle nostre evidenti carenze nel campo del nursing.
Ci sono però alcuni infermieri “storici” che con il loro patrimonio di esperienza possono essere un vero punto di riferimento anche per i volontari italiani, sia nel reparto di medicina generale, sia in quello della pediatria-maternità.
Il punto centrale è il fatto che gli infermieri italiani che vengono a Matiri per due o tre settimane si devono prima di tutto mettere in un atteggiamento di umiltà e di collaborazione. Noi europei ci rechiamo in Kenya sostanzialmente per aiutare e per collaborare, sforzandoci innanzitutto di essere accolti e di farci accettare. Solo quando siamo riusciti a farci conoscere ed amare, poi potremo tentare di insegnare delle tecniche con la speranza che gli infermieri kenyoti accettino ed apprezzino. Chi si pone dal primo giorno in atteggiamenti ipercritici, con il pensiero che tante cose vanno cambiate nel nostro modo di lavorare, si espone al rischio di essere rifiutato dal nostro staff locale che si sentirà poco apprezzato, erigendo quindi dei muri di divisione e di isolamento attorno al nuovo arrivato.
Il mio consiglio è che prima il volontario si ponga semplicemente al loro fianco; cerchi di diventare loro amico e poi, quando questo rapporto si cementa pian piano, saranno loro a chiedere: “ma voi questa cosa come la fate in Italia?”.
Il volontario deve poi considerare le differenze di formazione tra infermieri italiani e kenyoti: essi studiano tre anni e mezzo, più o meno come in Italia. Il loro curriculum è però molto diverso.
Ammetto che probabilmente essi sono più carenti degli italiani riguardo alla formazione nursing: il prendersi cura del benessere totale del paziente, la sua igiene personale, la cura e la prevenzione dei decubiti sono sicuramente un po’ carenti nello staff di Matiri, e quindi questa è un’area in cui i volontari possono certamente avere un impatto che porti ad un miglioramento. Ma ripeto che ciò non si realizzerà con un atteggiamento di superiorità e di critica nei confronti del personale africano. Il miglioramento potrà pian piano avverarsi con tempi forse biblici o evoluzionistici, ma si compirà in modo sostenibile e continuativo solo se i nostri infermieri saranno stati convinti pian piano da persone coerenti, che parlano poco ed invece insegnano molto con l’umile e costante esempio della vita. Fare critiche aperte o lezioni estemporanee sul modo di lavorare quasi mai ottiene un effetto positivo, anzi puo’ essere deleterio, in quanto certamente essi non daranno alcun ascolto a docenti mai conosciuti prima, che passano da Matiri come meteore, che si pongono su un piedistallo di superiorità e magari danno lezioni in italiano od in un inglese a dir poco stentato. Per questo il mio consiglio agli infermieri volontari è il seguente: lavorate con loro, diventate loro amico ed aspettate che siano loro a farvi domande sul vostro modo di lavorare.
Certamente anche la sterilità e l’igiene sono un punto di carenza dei nostri infermieri. Pure da questo punto di vista gli infermieri italiani possono apportare grandi miglioramenti, ma lo devono fare inbmodo prudente, proprio come ho descritto sopra.
Vedrete mettere dei cateteri con tecniche non sterili. Se lo dovete fare voi, usate tutta la sterilità che è propria del caso, il vostro comportamento creerà in loro delle domande, e, se il vostro modo di lavorare è a loro piaciuto, poi vi imiteranno. Lo stesso vale per le garze sterile, le medicazioni e via dicendo.
Oggi mi fermo qui. Continueremo il discorso più avanti sui tantissimi pregi e sulle eccezionali qualità che i nostri infermieri africani hanno, e su cui credo anche loro abbiano qualcosa da offrire agli italiani. Si tratta infatti a mio parere di uno scambio interculturale, e non di un movimento a senso unico.

Fr. Beppe Gaido


mercoledì 25 gennaio 2023

Salutiamo chi parte

Grazie a Giuseppe Diana, chirurgo, Nietta Fenu, internista, Elisa Beltrami, infermiera di sala, per il servizio svolto a Matiri.
Grazie per il lavoro fatto insieme, per i momenti di fraternità e per l'aiuto che insieme siamo riusciti a dare ai malati ed ai bisognosi.
Buon ritorno in Italia.

Fr. Beppe Gaido








domenica 22 gennaio 2023

Compleanno

Grazie ai volontari presenti a Matiri. Grazie a coloro che sono venuti da Chaaria. Oggi è stato un compleanno speciale.
Sono commosso e felice. Grazie per la festa che è stata organizzata in mio onore.
Grazie del bene che molti mi vogliono.

Fr. Beppe Gaido






mercoledì 18 gennaio 2023

I volontari

Gennaio e' certamente un mese con molti volontari. E' bellissimo quando alla sera mangiamo cena, finalmente insieme dopo una giornata piena, spesa ognuno nel proprio campo di impegno.
Ringrazio tutti per aver scelto di dedicare tempo e fatica per Matiri ed anche per me.
Il Covid ha portato con se' anche un blocco delle attivita' di volontariato. Sono stati 3 anni che ho speso quasi sempre in solitudine.
Ora il volontariato sembra ripartire.
Ringrazio il Dr Giuseppe Diana, chirurgo generale e professore universitario, per il suo grandissimo aiuto in sala operatoria. Grazie a Elisa, infermiera di sala e strumentista, sempre attiva ed instancabile.
Grazie alla dottoressa Lucia Floris ed al Dr Filippo Gallo, ginecologi: stanno facendo un grandissimo lavoro sia in sala parto, sia con le visite ginecologiche e sia anche con i PAP TEST gratuiti per la popolazione. Grazie anche ai loro coniugi, Alberto e Carme, che sostengono il loro lavoro ed aiutano sia in cucina che in stireria.
Un sentito ringraziamento alla Dottoressa Nietta Fenu ed alla Dottoressa Carla Cabras per il grande lavoro svolto in reparto con i pazienti ricoverati.

Fr. Beppe Gaido


lunedì 16 gennaio 2023

Ai volontari ortopedici

Carissimi amici ortopedici,
Matiri è al momento un grosso centro traumatologico ed ortopedico.
La gente ci cerca prima di tutto per fratture.
Questo significa che per un volontario ortopedico c’è sicuramente sempre molto da fare. La nostra media è di operare 25-30 fratture alla settimana, con sala ordinariamente dal lunedì al sabato.
Spesso sono fratture recenti, ma non mancano quelle inveterate, quasi sempre trattate in modo inadeguato con gessi o trazione: in questi casi dobbiamo affrontare interventi difficili, con molto callo abnorme da rimuovere, con necessità di innesti ossei e sovente con sanguinamento importante.
La settimana scorsa abbiamo operato una frattura di tibia-fibula che era stata in gesso per due anni, con allineamento anomalo e con “non-union”.
L’altro grande problema che di solito ci troviamo ad affrontare è quello delle fratture esposte: normalmente i pazienti afferiscono a noi in ritardo e questo aumenta il rischio di osteoemieliti.
Le fratture esposte sono insieme un’emergenza ed una causa di ricoveri lunghissimi con molti interventi ripetuti: in emergenza, anche di notte, eseguiamo toelette chirurgiche e cerchiamo sempre di chiudere la cute e di coprire l’osso. La fissazione in un primo momento è normalmente esterna: il fissatore esterno rimane in media per 45 giorni, ma possono essere necessari anche tre mesi prima che i tessuti molli siano buoni abbastanza da poter supportare una fissazione interna. Raramente il fissatore esterno ottiene allineamento e callo adeguati, ed in questi casi non procediamo alla fissazione interna.
Normalmente facciamo terapia antibiotica ad ampio spettro, senza coltura, per motivi di costi.
In rari casi la frattura è così brutta e la vascolarizzazione così compromessa che dobbiamo scegliere l’amputazione.
Le fratture più frequenti sono quelle degli arti inferiori (femore, tibia, bimalleolari, rotula, collo femore e pertrocanteriche).
Frequenti anche le fratture degli arti superiori (omero, radio, ulna, falangi).
Per queste fratture abbiamo impianti adeguati: chiodi endomidollari di SIGN, placche e viti. Possiamo anche fare DHS ed endoprotesi di anca.
La protesi totali di anca o ginocchio le eseguiamo in collaborazione
con l’ospedale di Chogoria.
Abbiamo a disposizione il fluoroscopio.
Quello che per ora non possiamo fare è il bacino (acetabolo, branche pubiche) e la chirurgia spinale.
Abbiamo anche parecchia chirurgia della mano (soprattutto tenorrafie), e chirurgia plastica (innesti cutanei e lembi cutaneo-muscolari).
Non sono bravo con l’ortopedia più complessa, ma siamo felici di essere aiutati per esempio nel campo del piede torto, della correzioni di valgo o varo, ecc. Credo infatti di poter ancora imparare.
Offriamo gli infissi ortopedici gratuitamente, sia grazie a Sign che ai donatori italiani (Associazione Aiutando nel Mondo ed Associazione Volontari Sardi Karibu Africa) .
Il nostro sogno è di poter operare tutte le fratture entro 24 ore dal ricovero, a meno che si siano altre complicazioni che possono ritardare la terapia chirurgica (anemia, trauma cranico, condizioni generali critiche).
A conclusione dico che gli specialisti in ortopedia sono sempre i benvenuti e che abbiamo un grandissimo bisogno di loro.
Ma a loro chiedo anche comprensione: il nostro personale è giovane e sta imparando.
Non disponiamo di tante basi complete e nemmeno di molto strumentario, disponiamo di set generali per grandi e piccoli frammenti, e con questi strumenti facciamo tutto.
I nostri set sono un po’ vecchi e qualche strumento antiquato o rovinato: le pinze da osso e le pinze ossivore lasciano a volte a desiderare.
I trapani sono vecchi e di fabbricazione cinese, a parte un bello Striker.
Per cui siamo molto contenti di accogliere quegli ortopedici che saranno comprensivi e capiranno la situazione.

Fr. Beppe Gaido


domenica 15 gennaio 2023

Ai chirurghi che desiderano aiutarci

Carissimi amici,
inizio questa lettera sottolineando il grande bisogno che abbiamo del vostro preziosissimo aiuto.
La vostra opera sara’ tanto piu’ importante quanto piu’ sara’ coordinata ed organizzata in precedenza.
Vivendo e lavorando qui, sapremo indicarvi i campi in cui e’ bene investire le vostre potenzialita’ di servizio.
Vi faccio un esempio concreto: una mia amica lavora in Chad e mi dice che per loro l’intervento piu’ frequente e’ quello di calcolosi vescicale, sia negli adulti che nei bambini.
A Matiri invece penso di aver visto questo problema una volta soltanto in tre anni di attivita’ ecografica. Altro esempio puo’ essere quello della calcolosi colecistica, assolutamente rara da noi. Invece altre patologie sono all’ordine del giorno, e certo dobbiamo imparare e migliorare le nostre potenzialita’ in quel campo specifico: un settore di cui ho gia’ parlato recentemente e’ quello della ipertrofia prostatica benigna e del tumore della prostata.
Altra cosa importantissima, dal mio punto di vista, e’ il fatto che voi dovreste lavorare con noi, perche’ la vostra azione sara’ tanto piu’ efficace se, alla vostra partenza, noi saremo in grado di continuare con le operazioni che voi ci avete insegnato!
Dovrebbe essere un punto fisso per ogni missione chirurgica: andare via quando noi abbiamo imparato qualcosa di nuovo, che poi possiamo continuare ad offrire alla gente per tutto l’anno. Venire a fare interventi a cuore aperto per 3 settimane, e poi lasciare che queste operazioni non vengano piu’ eseguite per gli altri undici mesi, e’ certamente meno significativo rispetto ad un piano di operazioni forse piu’ semplici, ma rispondenti alle reali necessita’ della nostra gente, e che noi poi possiamo portare avanti da soli dodici mesi all’anno.
Ecco perche’ penso che non sia opportuno organizzare dei grossi team chirurgici: e’ meglio che venga un chirurgo solo, in modo che il secondo operatore possa essere sempre il sottoscritto. Nella stessa ottica penserei poco appropriato venire con le proprie strumentiste: abbiamo i nostri giovani infermieri che sono desiderosissimi di imparare e che certo verrebbero tagliati fuori se l’equipe straniera fosse compatta e numerosa.
Da sottolineare che i nostri strumenti chirurgici sono talvolta molto vecchi e potrebbero causare stress: fobici che non tagliano, porta-aghi che non tengono il filo, ecc.
Una parola a parte la spenderei riguardo all’anestesia: e’ certamente una buona cosa se un anestesista coraggioso e disponibile si associa al chirurgo. Questo per varie ragioni.
Quasi sempre abbiamo un solo anestesista, e la presenza di un volontario ci permetterebbe di lavorare in contemporanea in due sale.
Cio’ ci permetterebbe qualche intervento in piu’, soprattutto al sabato quando abbiamo il Dr Winters, o quando abbiamo un chirurgo volontario che potrebbe operare in autonomia.
Quindi do il benvenuto agli anestesisti, a cui comunque chiedo collaborazione e rispetto per i nostri anestesisti.
A loro dico inoltre che i farmaci a nostra disposizione non sono molti, e quelli che si sono sono talvolta obsoleti in Europa. Molti strumenti non li abbiamo, e gli anestesisti si dovranno adattare: per esempio abbiamo un ventilatore, ma non abbiamo un ecografo di sala per fare i blocchi regionali.
Anche se è mia intenzione scrivere un’altra lettera per i futuri volontari ortopedici , volevo fin da ora rendere noto ai chirurghi generali che al momento Matiri è soprattutto un centro traumatologico ed ortopedico.
Il chirurgo generale che viene a Matiri sarà quindi molto apprezzato anche quando si renderà disponibile ad aiutarmi nelle operazioni ortopediche che costituiscono l’80% della quotidiana attività chirurgica. Inoltre non si dovrà sentire frustrato se in una settimana ci saranno più fratture che ernie o tiroidectomie. Lui sarà utile ugualmente!
Credo che queste informazioni possano tornare utili a chi pensa di venire ad aiutarci.
Da parte nostra vi assicuriamo un ambiente caldo e accogliente, in cui tutti vorranno aiutarvi ed imparare da voi.
Altra cosa che vi promettiamo, senza paura di essere smentiti, e’ che non vi annoierete; anzi, anticipatamente vi chiediamo la disponibilta’ ad essere chiamati anche di notte per le tante possibili emergenze, prima di tutto per i cesarei.

PS: La foto è di oggi: il Dr Winters (ortopedico statunitense) sta facendo una endoprotesi d'anca, aiutato dal Dr Diana (chirurgo generale italiano), da Elisa Beltrami (infermiera di sala italiana) e da Marcella (tecnica di sala operatoria keniana).

Fr. Beppe Gaido


mercoledì 11 gennaio 2023

Una lettera dagli infermieri di Matiri

Ciao, mi chiamo P. e sono infermiere di reparto nell’Ospedale di Matiri. Lavoro qui da diversi anni ed ho visto cambiare molte cose: sicuramente i Volontari hanno contribuito a questo, sia con i soldi che raccolgono sia con la loro presenza qui; volontari gioie e dolori, ne vediamo arrivare molti, infermiere/i, medici in genere giovani, che si fermano qualche settimana. Qualcuno, fortunatamente si ferma qualche mese ed è così utile!
E’ uno spettacolo vedere la loro faccia il primo giorno: stupore, disagio, ansia ed una domanda negli occhi: come farò a lavorare in queste condizioni? Noi staff locale ci siamo abituati; al poco spazio,
al fatto che convivono malati internistici, chirurgici, ortopedici, immuno depressi in fase avanzata, affetti da TBC, o da ulcere tropicali mostruose, assieme ad ustionati, disturbati mentali ed altro ancora. Se i malati sono tanti invece gli infermieri sono pochi, pochissimi con turni di lavoro lunghissimi (magari preceduti e seguiti da una lunga camminata da e per casa) ed il lavoro da fare infinito: distribuire i farmaci, seguire i protocolli degli operati, tenere sempre sotto controllo i lavaggi continui dei prostatectomizzati, medicare le piaghe da decubito, le ulcere tropicali, le ustioni
cambiare chi si è sporcato e poi all’improvviso arriva l’urgenza, il paziente da preparare per l’operazione immediata: BRANULA, SHAVING, CATHETER, FHG, BLOOD GROUP, RBS; in continuazione i nuovi ricoveri, le cartelle cliniche da compilare. Non sempre hai in reparto qualcuno a cui chiedere: i Clinical Officer dopo il giro malati sono dagli out patient, i chirurghi in sala, Fr. Beppe dappertutto. E i Volontari?
Qualche volta è anche difficile parlarsi perché il loro Inglese è scarso e la nostra pronuncia – dicono – particolare; ma questo è solo una parte del problema. Tanti, sia medici che infermieri arrivano con tanta buona volontà ma con l’idea del “loro ospedale” in testa, dove il lavoro è suddiviso tra tante persone, dove i malati sono omogenei nei vari reparti: i chirurgici, i medici, gli ortopedici i neurologici... e spesso hanno esperienza solo di “quel” reparto. Qui scattano due atteggiamenti: qualcuno chiede cosa può fare per aiutarmi a finire tutta la mole di lavoro, come può fare per lavorare senza tenermi occupato a lungo a fare l’interprete con i malati: le medicazioni in autonomia, l’attenzione alle flebo da cambiare, ai lavaggi; per i medici il controllo delle cartelle cliniche, degli esami fatti e da fare, le dimissioni, il raccordarsi con i Clinical Officers e con noi, che abbiamo tanto da imparare ma anche tanto da insegnare.
L’altro atteggiamento è di chi vuole cambiare il nostro modo di lavorare: “da noi si fa così” “il carrello dei farmaci è disordinato” “è inutile fare le medicazioni a giorni alterni, basta meno” “ i malati sono sporchi e puzzano” “ possibile che nessuno abbia visto che l’infusione era finita?” e tanta altre cose. A questo punto noi li lasciamo dire, magari li evitiamo: loro sono come il vento che mette sottosopra le foglie ma poi passa e va; noi invece restiamo, il nostro Ospedale va avanti anche senza questi volontari, ma sicuramente sono occasioni mancate per loro e per noi.
Invece è bello ritrovare quelli che tornano anno dopo anno, che si sono trovati bene con noi e quando ci vedono si ricordano i nostri nomi, ci abbracciano con affetto, chiedono della nostra famiglia. Sono quelli che magari ci hanno insegnato qualche cosa con gentilezza e condivisione, sono quelli che con noi fanno crescere l’Ospedale.
Lo so che non è facile questo né per i nuovi volontari né per noi, ma i problemi si affrontano affiancandosi e parlando insieme: noi Africani siamo pazienti ed amiamo parlare. Karibu sana.

P. a nome di tutti gli infermieri di Matiri


mercoledì 4 gennaio 2023

I nuovi volontari

Ieri a Matiri sono arrivati i primi due volontari italiani del 2023.
Sono Giuseppe Diana, chirurgo generale, ed Elisa Beltrami, infermiera di sala.
Oggi abbiamo lavorato insieme in una lunga maratona chirurgica.
So che sono stanchi, anche a causa del viaggio, ma sono certo che staremo bene insieme e ci aiuteremo molto.
Li ringrazio di cuore anche per il materiale chirurgico ed anestesiologico che ci hanno portato.
A loro auguro un'esperienza proficua ed umanamente gratificante.

PS: nella foto il nuovo laringoscopio che ci hanno donato

Fr. Beppe Gaido


martedì 27 dicembre 2022

Ruth

Ringraziamo di cuore Ruth che oggi lascia Matiri, dopo un mese di generoso servizio in sartoria, lavanderia e sterilizzazione.
Solo Dio potrà ricompensarla per il servizio svolto a titolo totalmente gratuito.

Fr. Beppe Gaido


domenica 4 dicembre 2022

Ruth

Sono estremamente grato alla volontaria Ruth, di Nairobi, che, come ogni anno, offre un mese di volontariato a Matiri.
Sara' con noi fin dopo Natale.
Ruth e' una sarta e ci aiuta a riparare biancheria e pigiami per i malati. E' inoltre molto attiva anche in sala operatoria dove collabora sia nella pulizia degli ambienti che nella sterilizzazione.
Per me e' anche una amica sincera ed averla a Matiri mi aiuta molto nella mia solitudine.

Fr Beppe

giovedì 6 ottobre 2022

Ringraziamo i volontari

Da stasera sono di nuovo da solo.
Sebastano e Lavinia sono partiti per l’Italia.
Grazie di cuore a Sebastiano, specializzando in anestesia e rianimazione.
Ha aiutato molto in sala operatoria, ma anche in reparto nella visita dei pazienti ricoverati. Credo che Sebastiano abbia avuto la possibilità di vedere modi diversi di lavorare in ospedali con limitate risorse.
Lavinia è un’ostetrica ed è stata una presenza spendida in maternità, aiutando tantissimo sia per i parti naturali che per i cesarei. Nei tempi liberi dalla maternità si è resa disponibile ad collaborare con i nostri infermieri in reparto, dedicandosi soprattutto alle medicazioni ed all’igiene dei pazienti.
Ad entrambi abbiamo proposto anche un’esperienza di due giorni presso l’ospedale generale di Meru, al fine di permetttere loro di allargare gli orizzonti e di tornare in Italia ancora più ricchi di esperienze.

mercoledì 28 settembre 2022

Auguri al dr. Pietro Rolandi

Oggi il Dr Pietro Rolandi compie 80 anni.
Tantissimi auguri al mio amico e mentore.
Da lui ho imparato quasi tutto quello che sono capace di fare in chirurgia generale oggi; mi ha seguito passo per passo e mi ha dato fiducia.
Pietro ha realizzato in pieno quello che credo sia una delle missioni specifiche del volontariato: non solo venire in Africa per fare ciò che si conosce (e farlo davvero bene!), ma anche per trasmettere le conoscenze a chi in Africa ci sta tutto l'anno.
In questo modo il suo lavoro è stato per così dire moltiplicato, perchè le cose che lui mi ha insegnato, io ho poi continuato a farle anche in sua assenza, estendendo virtualmente la sua presenza ed i suoi servizi.
Grazie ai suoi insegamenti, alla sua fiducia ed al suo incoraggiamento, Pietro è ancora qui e lavora con me in sala ogni giorno.

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